Senza biglietto di ritorno

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“Perché non c’è un occidente dove si possa vivere tutti insieme come in un sogno islamico, senza rinunce e sofferenze e gelosie rabbie risentimenti e voglia omicida? Io vivrei così. Amerei persino lei, se si potesse.”
A parlare è Isabella, quarantun anni, separata, madre di due figlie e innamorata di un uomo sposato. La sua vita, un subbuglio di passione e trasporto intellettuale, di ricerca della se stessa più autentica e di cocenti disinganni, pure se Isabella è felice così. Fino a quando un evento tragico rischia di minare questa rapita euforia, di farla scendere per sempre dalla giostra.
Tra flashback sulla sua infanzia solitaria e le enormi difficoltà della maturità, tra fragori sentimentali e fughe da parte dell’amante, tra esperienze che le permettono di evadere dalla quotidianità e riflessioni esistenziali: Isabella, alla fine del suo cammino, trova un centro, indipendentemente da lui. Una storia a volte brillante, altre volte languida, altre ancora disperata e smarrita. Un romanzo su un’eroina minore dei nostri giorni nel quale molte donne possono riconoscersi.

Antonella Caputo è nata a Brescia e vive da sempre a Galatina (LE), dove insegna. Collabora con la rivista letteraria «A Levante» ed è autrice di diversi racconti, fra cui Balsamo, con il quale è stata designata da una commissione di scrittori di fama internazionale come vincitrice del concorso nazionale “Storie lampanti”, pubblicato nell’omonima antologia da Lupo editore; è prima classificata al “Premio nazionale ed internazionale di poesia e prosa Città del Galateo”, con Il mostro; è vincitrice della II e della III edizione del “Premio Letterario LCE” indetto da Laura Capone editore con Ci vorrebbe un orfanotrofio per le cose che nessuno desidera più e Il tempo sta in una scritta sul muro, inseriti nelle antologie omonime.
Questo è il suo romanzo d’esordio.

Recensioni

  1. All’inizio di questo mio scritto desidero fare una precisazione. Giacché ritengo normale che ispirazioni per me importanti non lo siano allo stesso modo per altri, in tal senso le opinioni qui di seguito espresse, sono di carattere personale.

    “Una realtà non ci fu data e non c’è, ma dobbiamo farcela noi, se vogliamo essere: e non sarà mai una per tutti, una per sempre, ma di continuo e infinitamente mutabile.” Uno, nessuno e centomila. (Pirandello)

    Queste parole si trovano nel prologo del romanzo “SENZA BIGLIETTO DI RITORNO”, racconto di esordio di Antonella Caputo scrittrice salentina che trova i suoi natali a Brescia nel 1962. Consegue la maturità classica e oggi insegna nella scuola primaria. Vive a Galatina, cittadina in provincia di Lecce.
    Senza biglietto di ritorno racconta la storia di Isabella, quarantenne separata, madre di due figlie, innamorata di un uomo sposato. Per lei va bene così; vuole vivere intensamente ogni attimo della sua vita.
    Come non amare la vita: è il primo e il più prezioso bene per ogni essere umano. Dall’amore scaturisce la vita e la vita desidera e chiede amore. Per questo la vita umana può e deve essere donata, per amore, e nel dono trova la pienezza del suo significato. Mai può essere disprezzata e tanto meno distrutta. Certo, i giorni della vita non sono sempre uguali: c’è il tempo della gioia e il tempo della sofferenza, il tempo della gratificazione e il tempo della delusione, il tempo della giovinezza e il tempo della vecchiaia, il tempo della salute e il tempo della malattia… A volte si è indotti spontaneamente ad apprezzare la vita, altre volte la fatica, la malattia, la solitudine ce la fanno sentire come un peso.
    Ma la vita non può essere valutata solo in base alle condizioni o alle sensazioni che la caratterizzano nelle sue varie fasi; essa è sempre un bene prezioso per se stessi e per gli altri. La vita, qualunque vita, non potrà mai dirsi “nostra”. L’amore vero per la vita, non falsato dall’egoismo e dall’individualismo, è incompatibile con l’idea del possesso indiscriminato che induce a pensare che tutto sia “mio”; “mio” nel senso della proprietà assoluta, dell’arbitrio, della manipolazione. “Mio”, ossia ne posso fare ciò che voglio: il mio coniuge, i miei figli, il mio corpo, il mio presente e il mio futuro, la mia patria, la mia azienda, perfino Dio al mio servizio, strumentalizzato fino al punto da giustificare, in suo nome, omicidi e stragi, nel disprezzo sommo della vita.
    Se siamo attenti, qualcosa dentro di noi ci avverte che la vita è il bene supremo sul quale nessuno può mettere le mani; anche in una visione puramente laica, l’inviolabilità della vita è l’unico e irrinunciabile principio da cui partire per garantire a tutti giustizia, uguaglianza e pace.
    Fin da bambina Isabella trova la propria esaltazione nella letteratura. Per lei è il modo di librarsi nell’aria come solo un’aquila sa fare.
    Giovanissima diventa moglie e madre.
    Il rapporto con il marito Fabio, conflittuale e inconsistente, non la appaga da cui si separa.
    Isabella rimasta sola con le figlie incontra Roberto, uomo sposato, di cui se ne innamora.
    L’amore tra i due diventa il fulcro della narrazione che rende il racconto straordinario, ardente e toccante.
    Il loro amore è tormentato, e per questo avvincente, potente, intenso il cui fuoco della passione non si spegnerà mai nonostante i momenti duri, brutali, estremi che il fato porrà sul loro cammino.
    Il romanzo di Antonella Caputo esalta l’amore, quale fondamento della nostra esistenza, il quale, nonostante possa essere perseguitato, difficile, faticoso, deve permanere quale fulcro della nostra vita, senza mai smettere di credere che solo amando è possibile conoscere il segreto del nostro cuore.
    È un racconto complesso, a volte difficile nella lettura per i termini usati, dove la parte erotica è ben descritta; però, essendo un racconto d’amore, una forma più romantica sarebbe stata più appropriata.
    03/07/2017
    Roberto Buonaiuto

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