L’alfabeto della crisi

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Sono nato in agosto, Leone, amo il mare e mi è sempre piaciuta l’espressione anni ruggenti. In quel tempo, gli Anni Venti del secolo scorso, se ne andava prematuramente gente famosa come Lenin e Rodolfo Valentino lasciando il posto, accompagnati dalla musica jazz e dal cinema sonoro, a Mao, Hitler, Benito e Topolino ma, soprattutto, iniziavano una profonda crisi mondiale e il campionato di calcio di serie A. Allora, molte delle ventuno parole che compongono questo Alfabeto della crisi, c’erano già. Poi, nel 2008, assieme allo scoppio della crisi come oggi tutti la conosciamo, e all’affermarsi di nuove parole, usciva il mio primo libro di poesia. Sono passati cinque anni da quell’estate, e la parola crisi, ancora ci martella il cervello e le prospettive per il futuro. Come una malattia che potrebbe guarirti, ma anche farti morire. Così, l’idea che sta dietro questa mia ultima pubblicazione, è che le parole sono come la sabbia del mare, si fanno fango, s’induriscono formando dei mattoni con i quali si costruiscono muri e case. La poesia, allora, sgretola quei mattoni, rende scorrevole il discorso, e riporta la sabbia al suo mare.

Raffaele Castelli Cornacchia (Castiglione delle Stiviere, 1964) vive a Brescia, è insegnante, poeta e autore di testi teatrali. Ha pubblicato le opere di poesia Via Milano (Lampi di stampa, Milano, 2012) e A meno che (Ennepilibri, Imperia, 2008). Scrive racconti per adulti e per bambini che diventano monologhi e spettacoli in collaborazione con attori e musicisti. Ha pubblicato il romanzo breve Il pacco di Durante (Robin Edizioni, Roma, 2006).

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