Premere finché non torna la quiete

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Ambientato a Lisbona e diviso in due parti, Premere finché non torna la quiete ci parla del candore della marginalità metropolitana e dello spaesamento di persone in bilico in una sorta di “tritatutto” di cultura rap, poesia ottocentesca e le ultime librerie di quartiere rifornite dagli svuota cantine con mappe di luoghi distanti. Ma ci parla anche del tempo che passa e delle paure che si ripetono in ogni generazione, dello stupore, la meraviglia di fronte al caos, la fuga impossibile perché tutti reclusi dentro questa “grande cloaca” che ruota attorno al sole.
La seconda parte è una sorta di “spin-off” su alcuni luoghi altri presenti nel romanzo, e c’è un libro nel libro, un “atlante delle false isole” che racconta di una ricerca fatta da uno dei protagonisti. C’è un bufalo scuro che ti corre incontro nella notte durante un sogno ricorrente, il teatro e i cowboys alla saccarina, la musica e la storia di un illustratore di immagini sessuali di wikipedia.
C’è Praca Luis de Camoes a Lisbona, gli errori cartografici, le paludi intorno a Memphis e gli italiani in Indocina, la storia di Matilde che attraversa metà del Novecento facendo un lungo giro tra il Portogallo, Tangeri, la Groenlandia e la Spagna; e, in fondo, la percezione che non sia soltanto la natura impossibile da controllare, ma che anche l’uomo e i fatti della vita a volte siano forze più grandi di qualsiasi meccanismo di ordine.

Luca Vicenzi (1981), lombardo, è scrittore e musicista. Tra le sue precedenti pubblicazioni: la raccolta di racconti brevi Stelle grigie (Lulu Publishing, 2013), il racconto Home nell’antologia Respirare Parole (Marcos y Marcos e Comune di Milano, 2014) e la raccolta di racconti Mappe di posti che devono ancora esistere (Italic Pequod, 2016).

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