Matteo e il tappo

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Caterina Felici ritorna con quella che si può definire una favola originale e divertente, che sa indurre con leggerezza a profonde riflessioni sull’essere umano e sulla vita. Più in particolare si tratta di un racconto che vede, come indica il titolo, un uomo, Matteo, economicamente indipendente ma schiavo del lavoro e della routine, alle prese con la sua coscienza sotto le vesti fantasiose di un tappo di sughero che prende vita e che, a volte con invadenza, a volte con simpatia, lo mette di fronte a problemi che inconsapevolmente ostacolano la sua felicità e sui quali è necessaria un’accurata riflessione. I suoi precedenti libri sono stati oggetto dell’attenzione di numerosi critici del calibro di Cesare Segre, Giacinto Spagnoletti, Giuliano Gramigna, Giorgio Barberi Squarotti, Walter Mauro, Bruno Maier, Giorgio Cusatelli, Claudio Toscani, Maria Lenti, Paolo Ruffilli, Antonio Piromalli. Molti di essi si trovano concordi nell’affermare con ammirazione che l’autrice nei suoi testi arriva ad esprimere tutta la sua sensibilità, profondità e padronanza espressiva, e riesce a far riflettere il lettore su temi esistenziali di grande portata (in questo caso attraverso una storia all’apparenza semplice e lineare).

Caterina Felici, insegnante, è poetessa e scrittrice. Ha pubblicato un libro con l’editore Rebellato, un’opera con l’editore Maggioli e otto libri con Longo editore, fra i quali l’ultimo di poesie Fogli di vita, nel 2013.