Lo scioglimento dell’Ego

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“La poesia [di Valentino Bellucci] dai chiaroscuri ‘fiamminghi’ che danno certezza figurativa al suo slancio elegiaco.”

Giovanni Raboni, poeta e critico

“Nella ricerca di una creatività interculturale a tutto campo, Valentino Bellucci ricalca il modello dell’opera d’arte totale, il cui filo conduttore è l’intercettazione del soprasensibile nello spazio-tempo della contingenza, per dati narrativi che, espressi in talune opere nel segno della tradizione (didascalica), in altre, più recenti, si precisano in una dimensione simbolicamente ontologica, più aperta all’attesa che lo Spirito accada. […] È certo che i suoi personaggi, le sue figure, vivono questa tensione vitale nel colore, denso, vibrante…[…] …qui s’incentra il sostrato generativo, tutto ancora da esplorare e organizzare, di questo ‘faber-philosophus’; da quegli sguardi traluce il mesto, sofferto, desiderio dell’Altrove…”

Paolo Biagetti, critico d’arte

“Il suo, mi pare di poter dire, è un parlato poetico ben conformato su una scioltezza del ‘racconto’ che non teme l’asserzione, il punto fermo, con quanto implica (sul piano esistenziale e del pensiero). […] È dunque solo apparente l’affabulazione che lega i versi… nei quali, invece, la posizione emotiva (e mentale) e quella duttile della lingua poetica, si fondono in modo credibile…”

Eugenio De Signoribus, poeta e critico

Valentino Bellucci (Weinheim, 1975) ha insegnato presso le università di Macerata e Urbino. Attualmente è docente di Storia e Filosofìa nei licei italiani. Si dedica da anni allo studio della cultura vedica e ha pubblicato un saggio sulla mistica indiana più esoterica: lo yoga devozionale indiano (Xenia, 2011). Dipinge e si dedica alla poesia. La sua prima raccolta di versi, L’estasi e le pietre (Lepisma), è del 2015.

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