Le strade, gl’inferi, la madre, il cane

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Se ho visto tutto

Se ho visto tutto mi conservo gli occhi

in fondo ai piatti messi sotto l’acqua
vedo la goccia lava al centro, sbianca,
la porcellana sghemba mezza rotta

la terra spinta dentro alle narici
mentre tu cerchi di rialzarti in piedi
seppure il suolo ci conserva tutto

il cranio il piatto, forse, pure gli occhi

 

Ada Sirente (Roma, 1978) è abruzzese e vive nei pressi di Roma, in campagna. Ha esordito con Collevero, seconda uscita della collana “Mosaico” diretta da Enrico D’Angelo, con postfazione di Mariano Bàino (Di Felice, 2013). Suoi testi in prosa e in versi sono comparsi su «Smerilliana», «Alfabeta2», «Atti Impuri», «Argo», «Nuovi Argomenti». Il racconto La stella di Barnard è stato tradotto da Philippe Di Meo e pubblicato in Francia sulla rivista «Espace(s)», progetto letterario nato in seno allo CNES (Centre Nationale d’Études Spatiales). È inserita nel Calendario Utopico 2015 (Sartoria Utopia, Milano) con il testo Sei Aprile, da cui è stato tratto il brano omonimo del cantautore Umberto Maria Giardini (Protestantesima, 2015). Con il testo in versi Madrèlica è presente nell’Antologia La grande madre (Di Felice, 2016). Ha pubblicato la silloge poetica L’ampiezza dello spettro nella Collana Croma K, a cura di Ivan Schiavone (Oèdipus, 2016).

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