Le sedie dei baroni Dalla Seggiola

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In un Medio Evo forse un po’ picaresco ma sicuramente anche molto realistico hanno origine le vicende di una famiglia che raccoglie intorno a sé una piccola comunità di persone. Sono tempi difficili e poter contare sulla guida morale e materiale di un capo intelligente e coraggioso non è cosa da poco: è Giacomo ad assumersi questo onere, ma lo fa in maniera talmente “democratica” (e quindi potremmo anche aggiungere: anacronistica) da dover in qualche modo salvare le apparenze. Cosa di meglio che farsi investire barone da un nobile giusto e illuminato? E dall’oggetto usato nelle udienze e preso come simbolo nasce subito anche il nome della famiglia: baroni Dalla Seggiola. Ogni barone, a partire dal successore di Giacomo, Pietro, avrà una sua sedia, nella quale sono rappresentati, scolpiti in riquadri, gli episodi salienti della sua vita; e di Pietro in Giacomo e di Giacomo in Pietro le sedie di questa singolare famiglia attraverseranno i secoli, testimoniando eventi, situazioni rocambolesche, problemi, personaggi. Dal fortilizio con torre alle più moderne dimore di campagna e di città, Gabriella Fulgenzi, qui al suo secondo libro, piacevolmente ci distrae e ci affascina con l’epopea semiseria dei suoi baroni Dalla Seggiola, testimoni e interpreti delle vicende dell’umanità nelle varie epoche storiche. E, senza pretese, ci insegna anche qualcosa: nel finale (ma non solo…).

Gabriella Fulgenzi è nata a Jesi, e attualmente vive a Fano. Laureata in lettere classiche ha insegnato alle medie inferiori fino alla pensione. Continua ad insegnare come volontaria in un’associazione di volontariato. Ha pubblicato quattro brevi racconti nel volume Fra cielo e terra e… dintorni.

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