La chiave di cioccolata

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Anna, ormai anziana, seduta comodamente sulla poltrona del salotto di casa sua, legge assorta dei diari scritti da donne detenute che risalgono almeno a una trentina di anni prima. In compagnia di nipoti e pronipoti, a volte curiosi a volte disinteressati, passa in rassegna tutte le testimonianze trasposte in quelle pagine, tutte le parole “incise” su carta attraverso quell’atto liberatorio che è la scrittura. Le autrici dei diari sono tante: Josephine, arrivata da poco, racconta di come si sta “ambientando” in quella nuova realtà; Raina piange la lontananza da sua figlia; Federica vive l’esperienza dell’isolamento; poi ci sono Susi, Antonella, Carla, e infine Monica, che è in procinto di essere rilasciata, in lei c’è una forte agitazione, quasi non si sentisse pronta a quella svolta da tempo attesa. Tante sono le protagoniste e tante sono le voci che, come in un’orchestra, spesso si fondono e si confondono. Ma, porgendo l’orecchio con più attenzione, si riesce a distinguere il suono di ogni singola voce, di ogni singolo strumento: diverso è il timbro, diverso il ritmo, diversa è anche l’intensità, ma il tema di fondo li accomuna tutti.
La chiave di cioccolata è un romanzo che, con parole di chi ha visto coi suoi occhi le realtà delle carceri, affronta il tema della prigionia e, quindi, inevitabilmente, della libertà.

Enrichetta Vilella è nata e Brindisi e vive a Pesaro. Svolge attività di educatrice e responsabile di area pedagogica presso le carceri. Questo è il suo romanzo d’esordio.

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