In memoria dei miei passi

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Ventinove racconti che scivolano tra le dita, leggeri e delicati, come le storie che in essi prendono forma; e come i protagonisti, alle volte unici, altre volte più semplici, ma mai ordinari. Quelle che vi aleggiano sono storie di confessioni, di denuncia e anche di normale quotidianità che tendono a ridurre la distanza che ci separa: fotografi ossessionati dallo scatto perfetto, pendolari che confondono il loro vissuto con quello dei volti che incontrano ogni giorno, e molti altri “eroi” che cercano di vivere al meglio la loro tribolata esistenza. Sono racconti, questi, in cui c’è una grande attenzione alla parola, che va oltre l’essere semplice stile e tenta di consegnarci delle potenti istantanee da imprimere nella pagina; come nel caso del racconto più intenso, Genova 2001, in cui una giovane ragazza è portavoce e simbolo dei fatti del G8, in una prosa che ne riporta vividamente tutte le voci, i colori e le disgrazie. Ecco che siamo trasportati anche noi in quella piazza, dove gioiamo insieme e dove veniamo feriti insieme, merito della devozione dell’autrice nei confronti della parola scritta, racchiusa in una frase che può essere riassunto dell’intera raccolta: “…con le parole spesso mi bastonano ma io sempre vi torno, fedele.”

Sara Iommi è nata in Ancona il 2 marzo 1983. Laureata cum laude nel 2010 in Cinema, Televisione e Produzione Multimediale presso l’Università degli Studi di Bologna, nel 2015 ha conseguito un Dottorato di Ricerca Interdisciplinare (cinema etnografico, storia, antropologia) con una tesi dal titolo La rappresentazione cinematografica del mondo agropastorale nel documentario corto italiano (1939-1969). Ha scritto racconti brevi, che hanno vinto alcuni concorsi letterari; durante il corso di studi ha pubblicato alcuni saggi e articoli sempre attinenti al mondo del cinema. Italic ha pubblicato nel 2016 Scrivere significa vincere il tempo, una sorta di diario che raccoglie memorie e frammenti di una vita che troppo precocemente si è spezzata.

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