Il collezionista di vetri

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“Leggendo e guardando con attenzione Il collezionista di vetri di Stefano Simoncelli e Daniele Ferroni mi è accaduto di pensare che la mitezza indifesa spezza poeticamente l’ordine delle cose perché è una santità inconsapevole, una superiore categoria di dignità, di assoluto, di ingenuità. E in effetti cosa hanno in comune la storia di quest’uomo che raccoglie vetri nelle parole di Stefano e gli spazi fotografati da Daniele? La risposta che mi sono dato è che sia la storia di Donato Pocaterra che le immagini scelte a dialogare col testo sono asimmetriche rispetto ai sistemi simbolici di riferimento, rispetto alla storia che li ospita, alle comunità di senso che li mal sopportano. Del resto, ma assai di rado lo si considera con la dovuta attenzione, l’umiltà, l’arte, la tristezza e la sconfitta innocente sono forme testimoniali dell’umano e delle possibilità del silenzio che ci atterrisce” (Giancarlo Sissa).

Stefano Simoncelli (1950) è nato a Cesenatico, ma da diversi anni vive ad Acquarola sulle colline di Cesena. È stato redattore e ideatore di «Sul Porto», rivista di letteratura e politica che catturò negli anni Settanta l’attenzione e la collaborazione di poeti come Pasolini, Bertolucci, Caproni, Sereni, Fortini, Raboni e Giudici. Nel 1981, con la raccolta Via dei Platani, edita da Guanda, ha vinto il Premio Internazionale Mondello Opera Prima. Del 1989 è la pubblicazione Poesie d’avventura nella collana Gli Spilli, diretta da Enzo Siciliano ed edita da Gremese. Fra le opere pubblicate nell’ultimo decennio: Giocavo all’ala (2004, Pequod, Premio Gozzano), La rissa degli angeli (2006, Pequod), Terza copia del gelo (2012, Italic Pequod), Hotel degli introvabili (2014, Italic Pequod), Il ballerino (2015, Historica).
Daniele Ferroni (1969) vive e lavora a Villanova di Bagnacavallo (Ravenna). La passione per la terra delle proprie origini confluisce, fin dalla giovinezza, nel suo lavoro fotografico di scavo e di ricerca attorno alle tradizioni popolari romagnole, ai volti significativi di questa gente, all’edilizia rurale e a ciò che rimane del passato. Da qui la partecipazione a diverse esposizioni collettive sul territorio e la collaborazione con artisti, scrittori, poeti, dai cui sodalizi sono nati corposi progetti fotografici ed editoriali. Fra i volumi pubblicati negli ultimi anni, editi dalla Fondazione Balestra: Périple Transalpin (2011) originato dalla collaborazione con il poeta e scrittore Michel Butor; Nel disordine delle cose (2013) dedicato all’opera dello scultore Giovanni Tamburelli; I volti delle parole (2014), raccolta di scritti e ricognizione fotografica di 65 poeti e scrittori, nati o di stanza, in Romagna. Il collezionista di vetri rappresenta l’ideale collegamento tra le figure di questa terra e i luoghi di memoria contadina, luoghi di presenza e assenza.