Il cancello

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Dalla nobile provincia poetica delle Marche, su cui domina il grande, compianto Franco Scatagli­ni, ci viene incontro un poeta nuovo: non perché inedito ma perché, temo, ancora troppo poco noto. Le forme predilette di Scarabicchi sono i racconti minimi e gli epigrammi, che si cristallizzano nell’ultima sezione, epigrammi per così dire pieni, non vuoti; e brevi sono anche, in assoluta prevalenza, i versi. Un piccolo emblema di questa brevitas è il Sasà della lirica omonima, “seme” “di un nome lungo”. Questa rastremazione formale s’incontra col tema predominante nel libro, vale a dire i ricordi, la continuità o meglio l’invasione del passato nel presente, e lo rifila, lo riduce ai minimi termini e alla sua essenza, cioè a barlumi (proprio per questo più pungenti) non a ricostruzioni organiche. Nulla di sorprendente perciò se, in questo schiacciamento del presente da parte del passato, l’io poetante appare un ospite, e le parole chiave sono niente, nessuno coi loro correlati figurativi della neve, della nebbia o bruma, del vento stesso. Ma c’è qualcosa che ritrae quest’ospite al di qua del nichilismo, e sono le “voci delle cose”, l’attenzione del suo sguardo: come già dichiarano i titoli la poesia di Scarabicchi è anche piena di realia (compresi quelli topono­mastici che lo àncorano a luoghi precisi); se non lo riempie, almeno lo sfiora, scivolando via, una vita minimale autentica di luoghi, vegetali, stagioni, presenze femminili. Questo incontro fra nichi­lismo e realismo autobiografico, o meglio questo vivere nell’ombra delle piccole cose quotidiane, delegando il significato della vita al passato, sono l’insegna di Scarabicchi, e forse di tanta poesia della sua generazione.

Pier Vincenzo Mengaldo [2001]

Francesco Scarabicchi (1951) è nato e vive ad Ancona. Ha pubblicato La porta murata (introduzione di Franco Scataglini, Residenza, 1982), Il viale d’inverno (l’Obliquo, 1989), Il prato bianco (l’Obliquo, 1997, ripubblicato da Einaudi nel 2017), L’esperienza della neve (Donzelli, 2003), Il segreto (l’Obliquo, 2007), Frammenti dei dodici mesi (con fotografie di Giorgio Cutini, l’Obliquo, 2010), L’ora felice (Donzelli, 2010), Nevicata (con acqueforti di Nicola Montanari, Liberilibri, 2013), con ogni mio saper e diligentia – Stanze per Lorenzo Lotto (Liberilibri, 2013), Non domandarmi nulla, traduzioni da Machado e García Lorca (Marcos y Marcos, 2015), Sporgersi ingenui sull’abisso (Vydia, 2018). Ha ideato e dirige il periodico di scritture, immagini e voci «nostro lunedì».

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