Gymnopedie

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Il lettore di questo libro d’esordio di Michele Bordoni sappia innanzitutto che si trova di fronte a un poeta autentico, lievemente e fervorosamente inattuale, già sicuro nel timbro, abile a recuperare gli echi di una tradizione altissima, e irradiarla con spirito ardimentoso in un orizzonte mentale (e vocale) che non ha nessun timore di chiedere alla parola, e al verso che la porta, una qualità che in tempi di presupponente dismissione stilistica appare sempre più negletta: l’eleganza. Ne esce una poesia di resistenza. Di resistenza al dolore, innanzitutto (di cui le poesie dicono ciò che c’è da dire con un andamento dolcemente discorsivo atto a dar conto di una continua rimisurazione di sé nel rovello del pensiero teso fra rimembranza e ricalibratura della realtà), e, in filigrana, di resistenza nei confronti di un linguaggio poetico accomodante, quello dei più. Le Gymnopedie scaturiscono proprio qui, nel punctum dolens di una coscienza nutrita di letture (“Mi cerco fra le pagine degli altri / quasi fosse un’amara vocazione / la tentazione di non appartenersi.”) che si arroga il compito, difficile per quanto storicamente necessario, di una resistenza elegante “che sia preghiera e perimetro di voce, / la fioritura nell’apnea del canto”. Che è come dire che le poesie di Bordoni nascono nel luogo ambiguamente armonico di riflessione di un io lirico che si muove sì nella concretezza del mondo – la geografia di questo poeta nuovo sta fra un Veneto quasi suo, Venezia e Padova in primis, e le Marche native – ma che non ha nessuna paura di mettersi in ascolto, rilkianamente, luzianamente, del soffio dell’invisibile.
Il titolo della raccolta dice tanto: il riferimento va come ovvio a Satie, e non è di certo un caso che le Gymnopedie di Bordoni siano tre esattamente come il loro “archetipo” satieniano; come non è per nulla irrilevante sapere che le “gymnopedie”, ancor prima di Satie erano, in Grecia, una danza processionale con caratteri lirici… Ma poi, leggendola, questa raccolta scritta senza precauzioni, ci si ritrova presto felici di scoprire che la sostanza di cultura, mentre dà forza evocativa, non toglie niente all’intrinseca innocenza di una voce ferita d’esistenza che sa essere “naturalmente” e convincentemente malinconica ed epica insieme. Alla faccia del minimalismo e delle sue chimere tristi, inabili al volo. (Massimo Morasso)

Michele Bordoni (Civitanova Marche, 1993) è dottorando di ricerca presso l’Università di Padova, dove studia la relazione fra il pensiero linguistico e poetico di Vico e la cultura visuale del Rinascimento e del Barocco. Collabora con le riviste «Midnight» e «Nuova Ciminiera». Gymnopedie è la sua opera prima.

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