Gli occhi non possono morire

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“Giuseppe Manitta non vuole rinunciare a far riapparire, per lui e per noi, quelle immagini che gli si sono stampate nell’anima. No, ‘gli occhi non possono morire’. Il modo cui egli ricorre felicemente è quello di accensioni improvvise. L’ossimoro lo aiuta spesso a trovare un’espressione inedita. Manitta giunge così a trasformare le sue occasioni in immagini originali e tuttavia leggibili dall’altro da sé. Le immagini di Manitta noi le vediamo, le sentiamo, le scopriamo, le facciamo nostre, zampillano con suggestività impressiva, producendo, per associazione, nel lettore, nell’ascoltatore, evocazioni, visioni sue proprie e tuttavia rigenerate dalle espressioni usate dal poeta.” (dalla prefazione di Corrado Calabrò)

Giuseppe Manitta è autore di alcuni studi di italianistica e vive tra Catania e Castiglione di Sicilia (CT). Ha curato i volumi Carducci Contemporaneo (2012) e Boccaccio e la Sicilia (20162), inoltre si è occupato del petrarchismo cinquecentesco di Antonio Filoteo Omodei. Tra le pubblicazioni si ricordano: A partire da Boccaccio (Mursia, 2005, 20107); Noi e il mondo. La novella italiana da Pirandello a Calvino (Mursia, 2007, 20112); Giacomo Leopardi. Percorsi critici e bibliografici (1998-2003) (Il Convivio, 2009); Giacomo Leopardi. Percorsi critici e bibliografici (2004-2008). Con appendice (2009-2012) (Il Convivio, 2015, 20172); Mihai Eminescu e la «letteratura italiana» (Il Convivio, 2017). Collabora, inoltre, a varie riviste specialistiche, tra le quali “La Rassegna della Letteratura Italiana”. Dal 2016 cura la bibliografia leopardiana del “Laboratorio Leopardi” dell’Università La Sapienza di Roma.

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