Federalismo, Regioni e Unione Europea

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La storia delle istituzioni regionali, la questione tra potere centrale e potere locale, la giurisprudenza costituzionale, le attuali relazioni con l’Unione Europea in prospettiva dei nuovi processi di riforma. Il caso Marche.
Nel 2010 ricorrono i 60 anni dalla “dichiarazione Schuman”, con la quale Robert Schuman, considerato uno dei padri fondatori dell’unità europea, presentava la proposta di creare un’Europa organizzata, indispensabile al mantenimento di relazioni pacifi che fra gli Stati che la componevano, e sempre nello stesso anno viene celebrato il 40° anniversario delle istituzioni regionali.
Il testo affronta il problema delle istituzioni regionali all’interno dell’Unione Europea all’indomani della riforma del Titolo V della Costituzione. Proprio per poter comprendere gli sviluppi di tale riforma viene proposto un panorama di tipo socioeconomico per ben evidenziare alcuni punti fermi quali l’importanza delle istituzioni negli assetti economici, la debolezza di un piano programmatico centralizzato, la necessità di un dialogo costruttivo tra globale e locale nell’ottica di una rivalutazione delle politiche attive legate al territorio, non in chiave etnocentrica ma collaborativa, il concetto regione-sistema con il quale si sottolineano i rischi di un’eccessiva connotazione federalista e la necessità di rivedere gli ambiti territoriali attraverso modelli che valorizzano le tipicità di ogni contesto.
Viene ricostruito il lungo e difficile cammino delle regioni italiane sin dalle origini della Costituzione italiana e la resistenza del potere centrale nei confronti di una loro affermazione, dando origine ad un acceso dibattito che non si è mai spento a partire dal primo dopoguerra ad oggi. La distinzione tra “government” e “governance” meta a cui l’Europa ambisce ad arrivare e il cui raggiungimento è indubbiamente in Italia avvantaggiato dalla riforma del 2001, attraverso i chiarimenti apportati dal lavoro della Corte Costituzionale che si è fatta carico in questi lunghi anni di fornire delle vere e proprie linee guida, facendo un’opera di assimilazione, di assorbimento del nuovo Titolo V. Da ultimo ci si è occupati nello specifico delle Marche, che rappresentano un caso piuttosto signifi cativo per il loro precoce attivismo internazionale, la peculiare storia socioeconomica della regione, il policentrismo particolarmente marcato e una lunga attività di cooperazione.

Cinzia De Stefani dopo gli studi a Roma e Urbino si laurea in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali e in Scienze delle Pubbliche Amministrazioni. Di recente pubblicazione Il Decreto Legislativo 27 ottobre 2009, n. 150 (Decreto Brunetta) Attuazione della legge 4 marzo 2009, n. 15, in materia di ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni (Pequod 2010), Il lavoro dopo le manovre economiche (Italic 2011). Dalla sua attività di analisi dei temi della società e del mondo del lavoro d’interesse i report Dallo sfruttamento del lavoro minorile alle nuove forme di apprendistato (2006), Il consulente del lavoro, soggetto attivo nel percorso di educazione al pensionamento (2007) e la tesi in Sociologia della sicurezza sociale Donne contro, la condizione femminile nei rapporti con Cosa Nostra (2007) che ottiene nel 2008 il Premio di scrittura femminile “Il Paese delle donne” della Casa Internazionale delle donne di Roma.

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