Chiudo gli occhi due secondi, miei poveri detrattori. Ecco a voi il mio cammino inviolato

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Non è pensabile di poter interpretare la controversa storia di un uomo politico come Muammar al Gheddafi prescindendo dal fatto che egli abbia perseguito, quando ormai il socialismo sovietico si avviava al suo tramonto, il tentativo più radicale di proporre un sistema politico, economico e sociale alternativo al capitalismo e allo stesso comunismo.
Politicamente, la teorizzazione (il libretto verde) e la concretizzazione (i congressi e i comitati di base) del tentativo di proporre (imporre) in Libia una democrazia diretta è stato un suo obiettivo costante. Con tutti i suoi limiti e di fronte alla innegabile crisi in cui versano le democrazie rappresentative, mai ostacolate e semmai sospinte dal capitalismo con mezzi leciti e non, l’intenzione non può essere sottovalutata. Ed è lecito chiedersi se il suo fallimento sia dovuto al fatto di non essere stato compreso fino in fondo dai suoi ancora immaturi destinatari, oppure perché, se avesse funzionato, avrebbe rappresentato un esempio pericoloso per ogni altra forma di governo vigente.
La vita del leader libico è in questo libro ritratta in forma di racconto autobiografico, fuori da ogni schema propagandistico in cui è stata rinchiusa per oltre quarant’anni. Dal condotto idrico in cui è costretto a rifugiarsi dopo l’ultimo agguato della NATO, Gheddafi riesamina, a partire dalla prima infanzia, il tragitto così unico, sorprendente e allo stesso tempo intimo, che lo ha portato ad essere avversato da innumerevoli, false accuse. Considerato il contesto, sotto il suo regime la Libia e il suo popolo si sono emancipati con misura in ogni ambito e, grazie alla sua guida, senza peraltro cedere alla decadenza occidentale in cui versano la maggior parte dei paesi arabi. Ciò non è servito a salvarlo, ma neanche, alla luce di quello che è avvenuto nei paesi del nord Africa dopo la sua coerente fine, a riconsiderarlo sotto un’altra luce. Questo scritto, con consapevolezza e dati storici alla mano, tenta l’impresa disperata.

Andrea Amedeo Sammartano è nato a Tripoli (Libia) nel 1950 e vive ad Arezzo. Ha pubblicato nel 2012 il romanzo Festa grande alla Dahra che ha suscitato l’interesse delle Università di Stony Brook e Hofsra di New York e di Ucon (Connecticut).

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