Lettere alla reinserzione culturale del disoccupato

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Lettere alla Reinserzione Culturale del Disoccupato si presenta come un epistolario in versi monco, di cui conosciamo sole le 17 lettere scritte dal mittente. Quest’ultimo, un uomo senza lavoro, si rivolge ad un’entità dai contorni vaghi, la “Reinserzione Culturale”, che avrebbe come compito derisorio l’integrazione del disoccupato nella vita culturale. Questa “Reinserzione” assume di volta in volta l’aspetto anonimo e astratto dell’istituzione o quello concreto e individuale del funzionario, a cui il mittente attribuisce tratti femminili. A partire da questa doppia ambiguità – una corrispondenza che forse non ha mai avuto luogo e un destinatario dall’identità incerta – l’argomento stesso delle lettere appare instabile e sfuggente. Di cosa vuole parlare il disoccupato? Di una straziante delusione amorosa, della propria salute mentale, di un’identità sociale fragile, del disgusto per il lavoro?
Se le “frasi di circostanza” sono le frasi rigidamente plasmate da situazioni sociali apparentemente uguali a se stesse, le 15 prose che costituiscono Le circostanze della frase – la seconda sezione del libro – sono altrettanti microcosmi imprevedibili, suscitati dal deragliamento della frase. Si tratta di frasi deliranti che, etimologicamente, “escono dal solco” della sintassi ordinaria, e per ciò stesso evocano aspetti inattesi della realtà.

Andrea Inglese (1967) vive a Parigi. Ha pubblicato uno studio di teoria del romanzo L’eroe segreto. Il personaggio nella modernità dalla confessione al solipsismo (2003) e la raccolta di saggi La confusione è ancella della menzogna per l’editore digitale Quintadicopertina (2012). Tra i suoi libri di poesia: Inventari (Zona 2001), Colonne d’aveugles (Le Clou Dans Le Fer, 2007), La distrazione (Luca Sossella, 2008; premio Montano 2009), Notorietà del vuoto nel volume collettivo La fisica delle cose. Dieci riscritture da Lucrezio (Perrone, 2011) e il prosimetro Commiato da Andromeda (Valigie Rosse, 2011; premio Ciampi). Tra i testi in prosa: Prati / Pelouses (La Camera Verde, 2007) in parte confluiti nel volume collettivo Prosa in prosa (Le Lettere, 2009), Quando Kubrick inventò la fantascienza. 4 capricci su 2001 (La Camera Verde, 2011) e I miei pezzi nel volume collettivo Ex.it (La Colornese – Tielleci, 2013). Ha curato l’antologia del poeta francese Jean-Jacques Viton, Il commento definitivo. Poesie 1984-2008 (Metauro, 2009). È uno dei membri del blog letterario Nazioneindiana e del sito GAMMM. È nel comitato di redazione di «alfabeta2».

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Solo per gli acquisti on line, è allegato in omaggio il cd di Stefano Delle Monache, There’s a choir in the straw stack! (2013)

Stefano Delle Monache (1976) vive a Venezia. Come performer di musica elettronica ha collaborato con i poeti Andrea Inglese, Biagio Cepollaro, Francesco Forlani, Andrea Raos, Francesca Genti. Come compositore e sound designer free lance, ha realizzato, tra gli altri, consulenze e lavori per Maserati, Nissan, Emilio Pucci, Festival della Scienza, Cité Nationale de l’histoire de l’Immigration di Parigi, Gamec – Museo d’Arte Contemporanera di Bergamo.
Ha svolto attività didattica e seminariale presso la NABA – Nuova Accademia di Belle Arti di Milano, Conservatorio G. Verdi di Como, SAE Institute di Milano, Aalto University of Technology di Espoo, Finlandia. Attualmente è ricercatore presso l’Università IUAV di Venezia.

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